«Sogno e son desto», Massimo Ranieri a Lecce e Taranto
Inserito da admin il 22 feb 2016 | Nella categoria LiveNews | Ci sono 0 Commenti
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Approda anche in Puglia la lunga tournée di ““, il nuovo attesissimo spettacolo del cantante, attore e regista napoletano Massimo Ranieri, che prende il via il 19 febbraio da Montecatini Terme per toccare Varese, Milano, Napoli, Roma, Catania, Palermo, Cosenza, Torino, Firenze, Genova e molte altre città. A oltre dieci giorni dallo spettacolo è già tutto esaurito per la tappa leccese di sabato 27 febbraio (ore 20.45) al Politeama Greco. Il giorno prima (venerdì 26) Ranieri sarà in scena al Team di (info www.teatroteam.it) e il giorno dopo (domenica 28) al di (info 3891383754).

è un titolo giocoso e provocatorio, un inno alla vita, all’amore e alla speranza. Torna in una nuova edizione dopo il grande successo su Raiuno, lo spettacolo di Massimo Ranieri, ideato e scritto con Gualtiero Peirce. Continua così il viaggio affettuoso, spettacolare e sorridente attraverso grandi canzoni, racconti particolari e colpi di teatro. I protagonisti, ancora una volta, non saranno i vincitori o le imprese degli eroi, ma i sognatori e la vita di tutti noi. Nel duplice ruolo di attore e cantante, Ranieri porterà in scena il teatro umoristico e le più celebri canzoni napoletane. E naturalmente non mancheranno, accanto ai suoi successi, novità musicali (con brani di Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Charles Aznavour e Violeta Parra) e sorprese teatrali, proposte con la formula che nelle precedenti edizioni ha già conquistato le platee di tutta Italia. Sul palco Ranieri sarà accompagnato dall’Orchestra formata da Max Rosati (chitarra), Andrea Pistilli (chitarra), Flavio Mazzocchi (pianoforte), Pierpaolo Ranieri (basso), Luca Trolli (batteria), Donato Sensini (fiati), Stefano Indino (fisarmonica), Alessandro Golini (violino). Organizzatore Generale Marco De Antoniis. Light designer Maurizio Fabretti.



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Impossibile sintetizzare la lunga carriera di Massimo Ranieri (pseudonimo di Giovanni Calone), partita nel 1964 con lo pseudomino di Gianni Rock. Nel 1968 esordisce a Sanremo con il brano “Da Bambino”. Il grande successo arriva l’anno seguente con “Rose Rosse” e “Se bruciasse la città” e prosegue sino ai giorni nostri con circa 30 dischi prodotti e oltre 14 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Un successo che negli anni si è esteso anche al cinema, in teatro e in televisione con numerosi spettacoli e varietà. Oltre alla vittoria a Sanremo nel 1988 con “Perdere L’amore”, Ranieri ha conquistato tanti altri riconoscimenti (Premio Vittorio De Sica, Globo d’oro, David di Donatello, Cantagiro, Canzonissima). Recentemente è uscito anche “Malìa”, il nuovo album di Massimo Ranieri. Il termine – magia, incantesimo, fascino, seduzione – che dà il titolo al disco e che racchiude nel suo antico significato il senso stesso dell’intero progetto, è scaturito dal testo di “Te Voglio Bene Tanto Tanto” contenuto nel disco. Massimo Ranieri e Mauro Pagani, produttore dell’album, in questa nuova tappa del loro lungo viaggio nella canzone napoletana, hanno voluto accanto cinque grandi artisti del jazz: Enrico Rava (tromba e flicorno), Stefano Di Battista (sax alto e sax soprano), Rita Marcotulli (pianoforte), Stefano Bagnoli (batteria) e Riccardo Fioravanti (contrabbasso). Questo cd è un viaggio verso un incantesimo. È una sorprendente avventura musicale in un tempo magico delle canzoni napoletane, quando tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta quelle melodie già universali si riempirono improvvisamente di estate e di erotismo, di notti e di lune. E si vestirono di un fascino elegante e internazionale. È l’inconfondibile Napoli “caprese”, che diventò in un baleno attraente, seducente, prestigiosa e sexy come una stella del cinema. Una Napoli che cantava e incantava. E che è diventata una immortale Malìa, come suggerisce una parola nascosta tra i testi delle canzoni. Sotto ad ogni nota di quei brani, nati e vissuti nell’intimità dei night e dei piano bar, brillano e ammiccano la formidabile fantasia e l’incontenibile libertà della musica Americana di quegli anni. Perchè, forse proprio dal jazz bisognava passare, per cancellare qualunque rischio nostalgico e restituire loro tutta la straordinaria energia originaria. Cantate e suonate così, quelle canzoni sono ancora giovani e emozionanti. Come una indimenticabile serata d’amore.

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