La musica è pericolosa con Nicola Piovani
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Quando: 11/02/2019 ore 21:00
Dove: Taranto, Teatro Orfeo (Via Pitagora, 78)
Prezzo ingresso: da 18 a 38 euro




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Se la vita è bella, la musica è di una bellezza fatale. Parola di Nicola Piovani, il protagonista del concerto-spettacolo «La musica è pericolosa» in programma lunedì 11 febbraio (ore 21), al Teatro Orfeo di Taranto, per la 75a Stagione concertistica degli Amici della Musica “Arcangelo Speranza”. Seduto al pianoforte, il Premio Oscar per le musiche del film «La vita è bella», propone un racconto musicale da lui stesso narrato insieme agli strumenti, che agiscono in scena suonati da Marina Cesari (sax/clarinetto), Pasquale Filastò (violoncello/chitarra), Ivan Gambini (batteria/percussioni), Marco Loddo (contrabbasso) e Rossano Baldini (tastiere).

Scandendo le stazioni di un viaggio musicale in libertà – descritto anche a parole in un fortunato libro che porta il titolo del concerto – Nicola Piovani racconta al pubblico il senso dei frastagliati percorsi che l’hanno spinto a fiancheggiare il lavoro di tanti artisti, da Fabrizio De André, per il quale lavorò giovanissimo agli album «Non al denaro non all’amore né al cielo» e «Storia di un impiegato», ai protagonisti del grande schermo Gigi Magni, Mario Monicelli, Giuseppe Tornatore, Bernardo Bertolucci, i fratelli Taviani, Roberto Benigni e, naturalmente, Federico Fellini. Fu l’autore di «8 e ½» che confessò a Piovani quanto la musica possa essere pericolosa, al pari di tutte le cose belle. Perché Fellini – con il quale Piovani ha collaborato per undici anni, raccogliendo l’eredità di Nino Rota – piangeva ogni volta che ascoltava una melodia. E, soprattutto, si commuoveva quando sentiva le melodie che Piovani gli suonava al pianoforte. «Era un poeta capace di guardare la vita», fu il ricordo del musicista in occasione dell’Oscar per «La vita è bella», quando gli chiesero un confronto con Benigni, a sua volta descritto alla stregua di «un poeta che vive con il suo corpo dentro la vita».

Ci sono questi e altri ricordi nell’excursus di Piovani, che suona e si fa narratore della propria vita artistica. Perché nel racconto teatrale la parola giunge dove la sola musica non può bastare, mentre la musica la fa da padrona là dove la parola non sa e non può arrivare. Ma quelli di Piovani non sono soltanto incontri con il mondo del cinema. Lungo un percorso musicale della durata di quasi due ore, affiorano molti incroci con alcuni giganti del teatro italiano, Eduardo, Vittorio Gassman e Carlo Cecchi, e il pianeta chiamato piccolo schermo, mentre gli strumentisti alternano l’esecuzione di brani inediti a nuove versioni di composizioni più note – riarrangiate per l’occasione – e alcuni video integrano il racconto con immagini di film, spettacoli e opere di Luzzati e Manara, che all’opera musicale di Piovani hanno reso delicatissimi omaggi.




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