Made in Italy
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Quando: 22/02/2020 ore 21:00
Dove: Taranto, Auditorium Tatà (Via Grazia Deledda)
Prezzo ingresso: 15 euro




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Un taglia e incolla della nostra idiozia quotidiana. Per la decima stagione di Periferie, sabato 22 febbraio, alle ore 21 al TaTÀ di Taranto, in via Deledda ai Tamburi, va in scena “made in italy” di e con Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, scene Babilonia Teatri / Gianni Volpe, costumi Franca Piccoli, luci, audio e movimenti di scena Luca Scotton, coproduzione Babilonia Teatri / Operaestate Festival Veneto, spettacolo vincitore Premio Scenario 2007, nomination Premi Ubu 2008 come novità italiana-ricerca drammaturgica, Premio Vertigine 2010. Durata 50 minuti. Biglietto 15 euro, ridotto 12 euro. Info e prenotazioni a 099.4725780 – 366.3473430.
“made in italy” non racconta una storia, le scene non iniziano e non finiscono, ma vengono continuamente interrotte e riprese attraverso accostamenti, intersezioni, spostamenti di senso. Lo spettacolo affronta in modo ironico, caustico e dissacrante le contraddizioni del nostro tempo. La drammaturgia procede per accumulo: fotografa, condensa e fagocita quello che ci circonda, i continui messaggi che ci arrivano, il bisogno di catalogare, sistemare, ordinare tutto. “made in italy” è un groviglio di parole, di tubi luminosi, di icone.
Un carico di input e di immagini: sovrabbondante di suggestioni, ma privo di soluzioni. Un’invettiva rap sui luoghi comuni del nord-est italiano: dalla politica alla Chiesa passando per l’attualità. La musica è sempre presente e detta la logica con cui le cose accadono, come in un video-clip, la scena diventa pop, rock, punk.
«Il Nord Est italiano ritratto come fabbrica di pregiudizi, volgarità e ipocrisia; straordinario produttore di luoghi comuni sciorinati come litanie, e di modelli famigliari ispirati al presepe ma pervasi da idoli mediatici, intolleranza, fanatismo. […] Strutture verbali semplici ma efficacissime fanno sbottare il riso e la percezione del non senso, in un lavoro che coniuga sapientemente stilizzazione interpretativa e parossismo gestuale. Con un ritratto spietato delle “sacrosante” manifestazioni del tifo calcistico e delle telecronache enfatiche e patriottarde, normalmente rese impercettibili dalla generale assuefazione. Un lavoro dove si infrangono con sagacia e leggerezza tabù e divieti, per rilanciare anche il teatro oltre gli schemi e i conformismi». Dalla motivazione del Premio Scenario 2007.




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